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Home > News > Il Galata in valigia – come “imballare” un’opera d’arte
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Release date: 12/06/2013

La Statua del ‘Galata morente’ in partenza per Washington
Barca: Favorire sempre di più gli scambi culturali internazionali

Come si “impacchetta” un’opera d’arte dal valore inestimabile come il Galata Morente? Quali le tecniche d’imballaggio, i segreti per proteggerla, come viene trasportata, chi la accompagna.
Domani, venerdì 6, alle ore 10.30, l’Assessore alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica Flavia Barca e il Sovrintendente Capitolino Claudio Parisi Presicce, daranno il via ai lavori per la partenza dell’opera per il National Gallery of Art di Washington e spiegheranno curiosità e tecniche d’imballaggio dell’opera. La famosissima statua sarà ospite per la prima volta, fino al 16 marzo 2014, all’interno della “Rotunda” presso il museo.
Il prestito di altissimo valore, è reso possibile grazie ad uno scambio tra Istituzioni all’interno del progetto Dream of Rome che ha portato a Roma, come unica tappa europea all’ Ara Pacis la mostra “Gemme dell’Impressionismo-Dipinti della National Gallery of Art di Washington”.
E’ la seconda volta che il Galata lascia i Musei Capitolini e l’Italia. La prima volta fu nel lontano 1797, anno in cui fu portato dalle truppe napoleoniche in esposizione a Parigi da dove fece ritorno a Roma nel 1816.
La statua del Galata morente è una delle opere più celebri e visitate delle collezioni dei Musei Capitolini. Rinvenuta a Roma nell’area di Villa Ludovisi, presso Via Veneto, probabilmente tra il 1621 e il 1623, la scultura fu acquistata nel 1737 da Papa Clemente XII per il Museo Capitolino (il Palazzo Nuovo).
Il Galata
L’opera era parte di un ciclo decorativo che comprendeva anche la statua del Galata suicida oggi conservata al Museo Nazionale Romano– Palazzo Altemps, posto all’interno del santuario di Athena a Pergamo per commemorare la vittoria del re di Pergamo sui Galli.
Gli studiosi a tutt’oggi discutono se si tratti degli originali o se le statue siano state elaborate, in età romana, sulla base dei modelli di età ellenistica (III secolo a.C.)
La statua indossa un collare tipico dei guerrieri celti. La sua espressione è colta nell’attimo che precede immediatamente il suo momento finale, il volto contratto nella sofferenza dovuta alla ferita mortale al petto. La scultura incarna il coraggio nella sconfitta, l’autocontrollo al cospetto della morte, una profonda e commovente celebrazione dello spirito umano.

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